IL RISO BIOLOGICO

Coltivare riso senza l'utilizzo di prodotti chimici e nel rispetto dell'ambiente

Riso biologico, un mercato in espansione. Le moderne tecniche di coltivazione del riso, ottenute grazie alle conquiste nel campo della genetica e della chimica, consentono di avere un prodotto finale con una resa migliore. Eppure, negli ultimi anni, sta prendendo sempre più piede tra i consumatori in Italia e in Europa l’acquisto di riso biologico, ossia quel riso coltivato senza l’utilizzo di prodotti chimici. Un riso quindi più costoso, quindi, ma prodotto nel rispetto dell’ambiente, anche se è bene ricordare che pure nell’agricoltura tradizionale (che prevede il ricorso alla chimica con fertilizzanti, antiparassitari ed erbicidi) i residui chimici non possono per legge superare una determinata soglia.

 

Un differente modo di coltivare. La differenza tra una risaia “bio” e una tradizionale sta tutta nella tecnica di coltivazione. Erbicidi selettivi, in grado di controllare tutti i “nemici” del riso, e selezioni genetiche effettuate per garantire produzioni elevate hanno dato spazio a varietà che però mal si adattano a carenze nutrizionali del terreno o a competere con le malerbe: coltivare biologicamente impone quindi di rimettere in discussione tutte le pratiche agronomiche per cercare di far interagire al meglio fattori come la tipologia del terreno, la fertilità naturale e la disponibilità idrica sapendo di non poter far conto sull’impiego di correttivi artificiali. Con una resa finale inferiore (e questo spiega il prezzo “maggiorato”) ma con la certezza di star coltivando in maniera sostenibile. L’agricoltura biologica richiede dunque l’impiego (e in alcuni casi la riscoperta) di tecniche di coltivazione che possano sopperire alla mancanza di aiuti chimici, come l’utilizzo di varietà particolari, di macchine specifiche per il controllo delle infestanti, di rotazioni con altre colture per apportare sostanza organica al terreno, del trapianto in forma meccanizzata e della pacciamatura verde o con film biodegradabili, che consistono rispettivamente nello schiacciare al suolo una coltura apposita seminata in inverno e nello stendere sul terreno teli biodegradabili (a base di patata o mais) che vengono perforati in corrispondenza a dove viene deposto il seme.

Tanti tipi di riso “green”. Per riconoscere sugli scaffali un riso biologico basta guardare sulla confezione: l’apposizione sulla scatola del logo europeo garantisce che quel prodotto proviene da una coltivazione bio, certificata e controllata durante tutto il processo produttivo dalla risaia fino all’inscatolamento. Il riso biologico non è l’unico prodotto a ridotto impatto ambientale a trovarsi sul mercato: l’utilizzo di sistemi di agricoltura integrata, incoraggiati dalla Ue, prevedono l’uso di un numero limitato di prodotti chimici; l’agricoltura macrobiotica, che prevede solitamente l’utilizzo di varietà di riso antiche, adotta tecniche di produzione biologica che consentono il raggiungimento dell’equilibrio tra uomo e natura; nell’agricoltura biodinamica infine sono utilizzate tecniche di produzione a circuito chiuso impiegando sostanze organiche auto-prodotte.

 

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