COSÌ NASCE UN’IGP

Dal Pavese al Piemonte riparte il progetto dell'Igp Valle del Po
pacchetti omaggio di riso valle del po

È da quindici anni che si parla del nuovo marchio “Riso Igp della Valle del Po”: anche Risoitaliano ne ha parlato, esprimendo qualche perplessità (e molte ne ha espresse l’assessore lombardo Gianni Fava, a suo tempo) perché il progetto è molto ambizioso. Tuttavia, con il tempo, il numero dei “convinti” è aumentato al punto da far pensare che qualche chance quest’Igp la possa avere. Ora, il progetto è appoggiato da consorzi, agricoltori e riserie, che vogliono valorizzare tutte le varietà risicole e, in modo particolare, quelle storiche dell’area padana, come l’Arborio e il Carnaroli. (per saperne di più leggete qui)

L’utilità dell’Igp

Ma a cosa serve un’altra Igp? Come per altri prodotti anche per il riso è necessaria la tracciabilità: è decisiva di questi tempi, in cui si vende come riso italiano anche quello importato. Purtroppo, negli anni è risultato difficile promuovere il prodotto italiano, che è stato considerato lungamente una commodity e non un prodotto del territorio. Per questo, già una quindicina di anni fa nacque l’idea dell’Igp Valle del Po, un’indicazione geografica molto ampia. Si stilò anche un protocollo, che fu sottoscritto da oltre venti associazioni ed enti territoriali di Piemonte e Lombardia, registrato da un notaio, inviato al Ministero delle Politiche Agricole… Sembrava la via giusta. Invece, quel documento è ancora lì. Mai stato bocciato ma nemmeno approvato. Si disse che  era un problema di storicizzazione: nessuno aveva mai utilizzato la denominazione “Riso della Valle del Po” e quindi difficilmente poteva dar seguito all’Igp. Una scusa per coprire la scarsa convinzione? L’Associazione Risicoltori Piemontesi (con allora presidente Silvano Saviolo – era il 2004/2005) confezionò la scatola del riso “Sorriso del Piemonte”, prodromica all’Igp “Riso della Valle del Po”, allo scopo di dare la scossa. Non bastò ma permise di mettere dei paletti: ad esempio, si stabilì che la denominazione non sarebbe stata né sostitutiva né omnicomprensiva della Dop della Baraggia e delle Igp che Vialone Nano Veronese e Delta del Po. Lo si ribadisce ora: chi ha rilanciato il progetto giura che non vi sarà competizione, perché in questo caso l’Igp abbraccerebbe una vasta superficie dal Piemonte alla Lombardia (Pavia, Vercelli, Lodi, Milano, Novara, Alessandria), coprendo un’area produttiva prima per qualità e dimensione in Europa. Seduti attorno ad un tavolo adesso ci sono sette associazioni di produttori risicoli e sette riserie, il che testimonia la volontà di condivisione e le giuste proporzioni nella costituzione del nuovo Comitato (costituito con atto del 23/05/2018). Insomma, ci si crede.

I protagonisti

Del consiglio direttivo fanno parte: il Presidente Mario Dellarole, Gabriele Colombara, Claudio Cusaro, Giovanni Daghetta, Alberto Foletti, Marco Invernizzi, Stefano Martinotti, Claudio Melano, Luigi Penati, Gianluca Piazzotti, Daniela Sali, Giovanni Saviolo, Maria Grazia Tagliabue, Nicola Viazzo, Giovanni Vignola. Risicoltori, sindacalisti e industriali dunque. Paolo Ghisoni, mediatore pavese e Presidente dell’associazione RiceUp, nata per promuovere il progetto Igp spiega: «questo Comitato ha deciso che al consumatore debba essere garantito non soltanto il riso coltivato e lavorato nella Valle del Po, ma anche che i risicoltori e i trasformatori si attengano a regole che concorrono ad assicurare una qualità eccelsa: divieto di spandimento dei fanghi di depurazione nelle risaie, semente sana e certificata, accurata essiccazione del risone e possibile certificazione varietale tramite l’analisi del DNA. Infine, per garantire una cottura perfettamente uniforme verrà prestata particolare attenzione alla sbramatura dei chicchi, che saranno delicatamente lavorati e selezionati eliminando rotture o difetti per preservare integralmente le altissime qualità organolettiche e i preziosi elementi nutritivi. Per quest’ultima prerogativa le riserie si sono impegnate ad abbassare il costo degli scarti alla metà di quello imposto dalla legge».

Il progetto

«Resta il traguardo di quei 200 mila quintali il primo anno, cercando di aumentare anche la domanda di riso per esempio negli Stati Uniti dove attualmente esportiamo solo il 6% del prodotto nazionale», aggiunge Ghisoni, « e forse nel breve termine questo progetto non risolverà i problemi di mercato ma la tracciabilità e la promozione, insomma l’Igp è la risposta migliore sul lungo periodo per tutelare e valorizzare il riso italiano».  Come si procederà? Il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio ha appoggiato il progetto “Riso Igp della Valle del Po” dicendo: «Ho già dato disposizioni ai funzionari del Ministero che quando il dossier arriverà sul tavolo, corredato da tutti i passaggi dovuti, non ci sarà alcun problema: avrà priorità e sarà sottoposto alla bollinatura».

L’iter

«Vista l’apertura di Centinaio, il Comitato promotore si appresta a compiere i passi necessari nelle Regioni interessate dal progetto, Piemonte e Lombardia sottoponendo il disciplinare tecnico; la relazione tecnica; la relazione economica; la relazione storica a cura di esperti, tra cui il Dott. Giuseppe Sarasso e il Dott. Emmanuele Bianchi (che hanno lavorato a titolo gratuito)» ci dichiara Mario Dellarole, che nelle prossime settimane in qualità di Presidente del Comitato chiederà un incontro con l’Assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Fabio Rolfi e con il neo assessore Piemontese (Agricoltura, cibo, caccia e pesca) Marco Protopapa: spetta infatti ai due Enti regionali dare il via libero definitivo al progetto prima che sia ratificato a Roma. L’Igp Valle del Po inizia a muovere i primi passi ufficiali. Autore: Martina Fasani

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